L’asterismo non è una malattia

Mirò l’artista. Quadri come viaggi, occhi che saltano su buchi neri, si inerpicano lungo steli sinfonici; ricordi di bambino, forme primitive, realtà che appartengono al sogno. Sbavature di vita, battiti di ciglia, impressioni fuggevoli.
E poi quegli asterischi timidi, occhieggianti di volta in volta, di tela in tela in un mistero insicuro.
L’asterisco ha molteplici usi; i due più conosciuti sono senz’altro quelli a livello testuale di rimando alle note o per segnalare un’omissione (o di censura) volontaria di un riferimento che viene per così dire “criptato”.
(Wikipedia)
Che cosa volevi omettere, Joan? Un sogno, una fantasia proibita? Volevi allontanare la dimensione adulta dell’essere umano?
Non so.
Cammino sotto questo cielo stellato, lontano dalla città, con le fiaccole del Cimitero che mi guardano da lontano. Tutto quello che mi viene in mente è che con molta probabilità questi ammassi luccicanti, queste false lucciole compagne della Luna non sono altro che asterischi.
Il cielo è un enorme asterismo.
Le stelle sono i nostri pensieri. Perché cosa sono le nostre riflessioni se non parole omesse alla voce?
Lanciate alte, più lontano che mai, in attesa che si vadano a impigliare, dove non si sa.
E che dire delle mie stelle?
Spero solo che non cadano mai.
Fraise



![nonaine:
[Geometries by Grant Hamilton]](http://24.media.tumblr.com/OlDfzFhHVofduozl2pVJ6USXo1_250.jpg)




